LA FREQUENZA DELL’AMORE – Intervista a Massimiliano Babusci sulla sua professione di counselor sistemico – parte 2

[…continua]

 

S.I.: Tu sei una persona che ha un sacco di spazio, dove uno si può accomodare.

M.B.: A volte, una persona ha semplicemente bisogno di farsi una passeggiata in quel prato e cerca un compagno o una compagna con cui farlo, riassumendo alla fine dentro di sé quell’esperienza. Ogni tanto tornano e magari mi dicono sai, io mi sono accorta in questo lavoro di aver sofferto molto, mi si sono attivate delle cose. Anche per questo prima di iniziare a lavorare con qualcuno discuto in dettaglio il nostro contratto d’opera professionale e comunico al cliente che, normalmente, collaboro con un gruppo selezionato di professionisti, ordinistici e non, per aumentare l’efficacia dell’intervento. Questo mi agevola se e quando sento il bisogno di inviarlo ad altri e non a caso ho un network di professionisti ai quali inviarli, se mi rendo conto di essere sceso, magari involontariamente, in uno spazio di profondità nel quale non siamo comodi. Serenamente invio la persona da psicoterapeuti professionisti che fanno dei lavori diversi ognuno, anche di natura psicologica o sanitaria, pur non essendo questo il focus. Così come se mi accorgo che c’è un problema di stabilità consiglio, quando è possibile e con tutta la delicatezza del caso, di accogliere anche il parere di un professionista sanitario.

 

S.I.: Allora che tipo di professionista sei, tu?

M.B.: Credo di essere più olista di quanto non immagini. C’è un famoso saluto dei Maya, utilizzato molto dagli indiani nativi americani Lakota che dice, in Lakesh – Hala Kun, cioè tradotto in italiano sarebbe “Io sono un altro tu, tu sei un altro io”, il famoso principio in cui vedo in te una parte di me che in un certo senso è una sfaccettatura di me stesso con la quale mi sto relazionando e lo stesso vale per l’altra persona; allora probabilmente ha senso quella parola, condivisione, una parte di percorso che si può far insieme, si ricerca, ci si spalleggia, non è una prerogativa di ruolo ma un rapporto fra pari, anche sistemicamente, e quello che di solito ne vien fuori è che ognuno prende ciò che può.

Questo è semplicemente quello che vorrei ora, continuare a fare e se possibile alimentare perché vedo che è un rapporto rispettoso del potenziale umano, dell’individuo. Credo sia un rapporto pulito, sano, un rapporto d’amore in un certo senso, dove per amore, lo sai, non intendo una cosa romantica, oggettuale, esterna a noi, ma l’esigenza fisiologica di produrre quella vibrazione, quella coerenza cardiaca che noi chiamiamo amore. Forse in questo senso possiamo parlare di Amore incondizionato perché lo faccio per il mio ben – Essere, per il mio star bene con tutto il mio Essere (bio-psico-spirituale come minimo) e che automaticamente produce ben – Essere anche al di fuori di noi, nella vita quotidiana, nelle relazioni affettive, nella vita professionale. Ecco, questa frequenza qua credo che sia molto più determinante della ragione per cui le persone alla fine si attivano verso un percorso di crescita!

Tempo fa Attilio diceva “non si può smettere d’amare”. Geniale! Mi è molto chiaro perché diceva questo… perché tu ti attivi nella ricerca, nella richiesta d’aiuto, non perché sei malato, ma semplicemente perché ti accorgi che non stai performando il 100% della capacità di Amare, della bellezza dell’Essere che sei, dell’infinità intelligenza che manifesti, e allora ti va di completarti, di svelarti, appunto, di esprimere tutto il potenziale. Così come quando ti metti davanti allo specchio: se ti accorgi che ti manca una collana apri l’armadio, il cassetto, ne scegli due, tre, quattro, vedi quella che ti sta meglio e te la indossi. Questo non è patologico, questo non ha a che fare con il problema, questo ha a che fare con le soluzioni, con la volontà, il desiderio innato della persona di migliorarsi, di vivere pienamente la propria vita. Del resto, come diceva Einstein (o Darwin? non ricordo): che cosa abbiamo di meglio da fare, nella vita, che non disvelare noi stessi?

 

Massimiliano Babusci sarà al Centro Yoga Yoko sabato 14 ottobre per un intero pomeriggio di Costellazioni Familiari e di approfondimento sul tema “Essere genitori oggi: missione possibile?”

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