IL SENSO EVOLUTIVO DELLE TORSIONI E SPIRALI

“Osserva, osserva e basta, ma con più gioia, con più amore.

Osserva come un poeta guarda l’alba, come un pittore guarda un fiore, come un’amante guarda l’amato.

Questo è il modo autentico di conoscere.

Devi essere assolutamente silenzioso e posseduto dall’esistenza, e poi è l’esistenza che ripeterà in te, in ogni fibra del tuo essere, il suo suono”

Osho, La nuova alba

E’ il DNA che, con le sue due eliche complementari e con il movimento a spirale nello spazio,  forma la struttura fondamentale della vita umana. E’ a forma di spirale e la spirale è effettivamente una forma, profondamente inscritto nella natura. Il suo movimento rotante lo possiamo osservare nelle linee delle conchiglie, nella fioritura delle rose, nell’espansione delle galassie. La ritroviamo in tutti i regni: minerali (nei fossili), vegetali (piante), animali (conchiglie).

Il simbolo della spirale è molto significativo: rappresenta la forza vitale insita nella natura. È ciò che ruota, rotea, gira o si incurva, è immagine stessa della vita e, nello stesso tempo, di una forza di evoluzione e trasformazione portatrice d’infinita speranza. In lingua sanscrita è vrt che significa “ruotare, vivere, volgersi, manifestarsi”. La stessa radice è presente nella nostra lingua nelle parole “vortice, vertigine, convertire”.

Il simbolo della spirale si collega quindi al significato di emanazione, estensione, sviluppo, evoluzione e in particolare all’idea di continuità ciclica della vita, e, ancora, all’idea di creazione, soprattutto espressa dalla rotazione. La sua forma esprime e prolunga all’infinito il movimento circolare che nasce e rinasce dal punto di origine.

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La spirale affascina con la sua bellezza naturale e allo stesso tempo con la sua profondità spirituale.

Alla luce di tutto questo, possiamo comprendere come le posizioni di torsione nello Yoga siano numerose e cariche di significato profondo.

Gli asana, o posizioni del corpo, in torsione sono un gesto che rigenera e inspira.

Per approfondire come questo avvenga nella pratica dello Yoga dobbiamo cominciare col definire la differenza tra equilibrio e simmetria.

La simmetria è un concetto ideale, un’idea. In natura non si trova la simmetria perfetta che la mente umana invece concepisce come idea. In natura osserviamo la simmetria come un aspetto più apparente che reale, esiste nell’apparenza superficiale, quando osserviamo con attenzione e profondità non è più così. Quello che osserviamo in natura è l’equilibrio ma non l’assoluta simmetria.

Certamente gli esseri umani possono costruire cose in perfetta simmetria, prendendo attende misure e disegnando linee uguali.

Un buon esempio è la figura di questi due alberi che vedete sotto: ambedue sono disegnati dall’uomo ma il primo non esiste in natura, in natura possiamo trovare solo il secondo.

Il secondo possiamo ugualmente dire che è bello nonostante non sia completamente simmetrico.

Così, seppure la bellezza di un viso è certamente collegata anche alla sua simmetria, nessun viso è completamente simmetrico, i due occhi, le due orecchie, le due guance non sono perfettamente uguali; così c’è simmetria tra le ossa, le due scapole ad esempio, o i muscoli che si replicano a destra e a sinistra del corpo; lo stesso si può dire per la sistemazione degli organi nel corpo: c’è uno stomaco a sinistra, un fegato a destra. La base del diaframma è diversa da destra a sinistra. I muscoli e le ossa uguali a destra e a sinistra hanno sempre qualche differenze di grandezza o forma e così via.

Il concetto di simmetria quindi rimane comunque un riferimento ideale: si arriva a dire che un volto umano è simmetrico perché c’è un ugual numero di cose ai lati di una linea mediana, la stessa cosa si può dire  per il corpo umano, e così infatti lo si visualizza interiormente.

Nello stesso tempo è necessario tener conto di quella prova, molto conosciuta, fatta con la fotografia ad esempio del proprio volto, dove si duplica metà della propria faccia, ad esempio il lato destro e poi il lato sinistro (si può fare facilmente con le moderne applicazioni!) e il risultato è sorprendente: i due volti che ne vengono fuori sono molto diversi tra loro, e, sorpresa ancor maggiore,  di solito il soggetto non si riconosce in nessuno dei due.

Nello Yoga l’esperienza dell’equilibrio è più profonda e più importante della simmetricità.

La quantità rappresentata da un insieme (di organi o parti) da un lato, ha da eguagliare la quantità che si trova dall’altro lato, anche se disposti in modo diverso. Ma si evidenzia anche che l’equilibrio lo si può trovare per sottrazione e non solo per pareggio.

In una sequenza Yoga l’equilibrio si applica tra destra e sinistra, tra il lato frontale e il lato posteriore, tra la parte alta e la parte bassa del corpo. E, mentre la simmetria ti indirizza a far pari tra le diverse parti, destra e sinistra, alto basso, davanti dietro, l’equilibrio ti indirizza a considerare la parte o le parti rispetto all’insieme.

L’equilibrio è uno stato di stabilità derivante da una combinazione di forze che si relazionano tra loro e si possono avere, in particolare, due forme di equilibrio: statico, se mirante al mantenimento di una postura stabile; dinamico, se occorre adattarlo all’esecuzione di un movimento.

Passiamo a qualche esempio.

L’equilibrio per sottrazione possiamo trovarlo nella posizione della panca, chiamata anche Chaturanga: puoi trovare l’equilibrio perché le forze in entrambi i lati, come distribuisci il peso tra mano destra  e sinistra, piede destro e sinistro, tra mani e piedi, si cancellano tra loro nella contrazione della zona del baricentro.

Nella posizione di Vrikshasana, l’albero,  hai invece da bilanciare tutto il peso solo su un piede: si sposta il baricentro e la linea mediana.

Nella posizione di Tadasana il peso si distribuisce sui due piedi e l’equilibrio si ottiene con una partecipazione dei muscoli molto più ampia di quel che appare.

Si diceva che una buona pratica di Yoga si focalizza sull’equilibrio e non troppo sulla simmetria.

La forza di gravità infatti agisce in modo eguale, simmetrico, anche se  a volte si  può percepire che un lato del  corpo è più pesante dell’altro…  la forza di gravità è equa.  Essa agisce in maniera equa su tutte le molecole del corpo attirandole al centro della terra. Questo fa la forza di gravità costantemente.

La forza di gravità  attira una forma asimmetrica, il corpo umano,  in modo simmetrico. Questa è una delle ragioni per cui si osserva e si sperimenta la vita e le sensazioni nel corpo come movimenti continui a spirale.

E questo si può verificare e vivere nella pratica Yoga, di seguito si propone qualche esplorazione:

Si parte nella posizione in piedi, Tadasana.

– In Tadasana si può sentire come il corpo si aggiusta secondo una linea centrale mediana. L’asimmetria è naturale.. la si può percepire e accettare. Una parte della mente vorrebbe la simmetria perfetta (parte sx del cervello?) l’altra parte sente questo una forzatura, una finzione, lo sente non-naturale (parte dx del cervello?). Ma ci sono cose, come questa, che si possono solo intuire in profondità, grazie all’ascolto e all’osservazione amorevole di ciò che accade dentro di sé. Si osserva e si ascolta con amorevolezza e basta, il resto accade da sè.

I disegnatori di figure per i videogiochi o di manichini sanno che, se vogliono dare la sensazione che la figura sia più naturalmente umana, devono renderla un po’ asimmetrica, se invece vogliono dare la sensazione che sia più un “robot” la rendono perfettamente simmetrica.

Così in Tadasana puoi sentire la linea di mezzo come un filo sottile che attraversa il corpo, dalla sommità della testa, lungo la colonna vertebrale e la linea in mezzo nello spazio tra le gambe.

  • Da Tadasana si fa un passo in avanti con la gamba sinistra e si torna, poi si fa un passo con la gamba destra e si torna. Si può così verificare che non sono uguali. Nessun passo è ugualmente simmetrico con l’altro che segue.
  • Da Tadasana si possono alzare le braccia verso l’alto, tenerle sopra la testa e sentire la zona delle spalle. Si torna lentamente. Si possono alzare le braccia nella stessa direzione questa volta facendo fare un movimento “a spirale” delle braccia: si parte con le braccia giù ruotando i pollici all’interno e si sale eseguendo un movimento a spirale con le braccia ruotando i pollici e le mani, fino ad far arrivare le braccia in alto con i palmi delle mani che si guardano. Si tengono le braccia così sopra la testa e si va in ascolto della zona delle spalle. Ecco! Qui puoi verificare come un movimento a spirale sia un movimento naturale, fluido e, di conseguenza, più efficace. Potrai verificare come percepisci diversamente soprattutto le spalle… e quante volte abbiamo sentito l’insegnante di yoga raccomandare di rilassare le spalle? Ecco! con il movimento a spirale delle braccia, le spalle spontaneamente si posizionano in modo rilassato.

– Si passa ad eseguire Vrikshasana, l’albero, con l’appoggio prima su una gamba e poi sull’altra e si potrà verificare la differenza;  per qualcuno la percezione delle differenze sarà minima o moderata, per qualcun altro potrebbe essere notevole e rilevante. Impossibile che per qualcuno possa essere uguale da un lato piuttosto che dall’altro.

– Si chiudono gli occhi e si cammina ad occhi chiusi fino alla fine del tappetino, poi ci si ferma. Sempre ad occhi chiusi si torna indietro al punto da cui si è partiti. A questo punto si flettono si raddrizzano le ginocchia in modo da sentirsi comodi e in equilibrio e solo allora si  riaprono gli occhi. A questo punto si guarda attentamente dove e come sono posizionati i piedi. Ancora ad occhi chiusi si prosegue con il fare qualche passo in avanti e poi si torna indietro sino a trovare la fine del tappetino con i talloni, da qui, camminando in avanti si cerca e ci si posiziona in quello che si percepisce, sempre ad occhi chiusi,  il centro del tappetino. Di nuovo si piegano e si raddrizzano le ginocchia e si percepisce lo spazio tra le ginocchia e i piedi. Si fa in modo di essere sicuri che le ginocchia stiano bene e di sentire da dentro di essere al centro del tappetino. Senza muoversi da lì, si  aprono gli occhi e si guarda in che posizione ci si trova e si trovano i piedi.

Si osserva e si ascolta amorevolmente e con più gioia ogni dettaglio.
Da quest’esperienza si potrà comprendere meglio che la simmetria non è naturale e perseguirla non offre alcun beneficio. E’ soprattutto un’immagine interna, spesso frutto di condizionamenti esterni.

Le torsioni intervengono nelle linee mio-fasciali di movimento e praticarle porta grandi benefici: si possono eseguire da seduti, in piedi, da distesi e anche appoggiati sulla testa e le sequenze più entusiasmanti ne prevedono almeno un paio.

 

         

 

Lorena Yoko

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