Sii femminile e pratica senza aspettativa alcuna

Nella via fornita dallo yoga tantrico il corpo fisico rappresenta il veicolo privilegiato per la sperimentazione e la conoscenza di Sé stessi e tuttavia la conoscenza yogica diretta non si limita esclusivamente all’esperienza sensoriale.

Ciò che si caratterizza come concreta, reale è invece la modalità percettiva e conoscitiva, ma non necessariamente il contenuto della percezione.

Questa  modalità di conoscenza prevede un approccio percettivo nuovo che accade nel tappetino quando si lascia emergere l’aspetto femminile, l’energia femminile presente in ognuno, uomo o donna che sia.

Cosa significa lasciar emergere l’aspetto femminile nel tappetino? Dove risiede il femminile? Come si manifesta?

Farsi queste domande è già aprire la via.

Il femminile si manifesta con l’arrendevolezza, l’accoglienza, il rilassarsi in ciò che si manifesta con accettazione. Si pratica senza aspettativa di risultato e senza scopo alcuno che non sia il piacere di immergersi nel flusso del respiro e del movimento, attimo dopo attimo.

Questo è il valore fondante in tutto lo yoga tantrico ed è anche lo stesso approccio riservato alla sfera emotiva e mentale. L’attitudine non è mai quella del controllo dell’impulso o del desiderio, che sono energia, ma una totale accoglienza del vissuto emozionale, nel momento stesso in cui si manifesta.

Eppure sembra che tutti vogliano praticare Yoga controllarsi! E questo perché si dimentica che lo Yoga non è un mezzo per diventare più efficienti o più produttivi.

Nello Yoga tantrico non c’è mai repressione bensì l’invito ad un rituale che crea una sorta di alveo protetto in cui si attraversa con la tecnica/pratica, e non con la logica mentale, l’onda emozionale fino al suo naturale svuotarsi e trasformarsi in pura energia creativa.

Lo Yoga tantrico permette anche un passo in più.

Mentre si impara che ogni stato emozionale richiede un’attenzione e un’accoglienza totale… mentre  si impara come dare ascolto alla sensazione o all’emozione immergendosi in  essa così com’è…mentre s’impara a lasciarsi inondare dal qui e ora … mentre si impara la ricettività nei confronti di tutto, proprio tutto … in quell’abbraccio incondizionato… si sperimenta il Vuoto. Il Vuoto che permea tutto ciò che vive e si vive e che sfugge, seppure è lì, alla portata percettiva dell’umana natura.

Il Tantra integra, ingloba l’altra metà: quello che i tuoi sensi sentono e anche quello che non sentono.

Lo yoga tantrico parte dal tatto. Esiste una sorta di “predominanza” del tatto sugli altri sensi: è il  primo senso a formarsi nell’utero materno, poiché già a 6 settimane di gestazione si formano le vie nervose necessarie a trasmettere le sensazioni tattili. La pelle rappresenta il nostro contenitore e il primo strumento di comunicazione a carattere globale, nella percezione e nella corporeità.

All’inizio di questa modalità di condurre la pratica ci si può trovare di fronte ad un aspetto difficile da superare sul tappetino, e non si tratta di una posizione contorta, ma della divisione che si crea nella  cultura occidentale tra mente, cuore e sensazioni fisiche. Sulla  base di questa netta distinzione infatti molto spesso la mente pone in dubbio le sensazioni, come se le sensazioni possano essere inaffidabili in quanto effimere, poco chiare e che quindi necessitino  di essere elaborate e tradotte in parole.

C’è una rigida divisione corpo, psiche, spirito che contraddistingue il mondo e la mistica occidentale che non corrisponde alla visione del Tantra: nello yoga tantrico corpo fisico, mente/coscienza ed energia sono un unico ambito esperienziale.

Nel Vijñanabhairava-tantra, Devi è il principio femminile, ricettivo, e rappresenta ognuno di noi, con le nostre autentiche domande sul senso della vita. E’ Devi che si rivolge a Śiva, il principio maschile, perché l’aiuti a comprendere quest’universo pieno di mistero e di meraviglia e il senso stesso della vita.

La risposta di Śiva è rivoluzionaria, non è filosofica, bensì esperienziale: infatti egli dà a Devi centododici tecniche in 112 versi, grazie anche solo ad una delle quali le sarà possibile immergersi e sperimentare la realtà del Tutto.

Lo spirito con cui il Vijñanabhairava-tantra è stato tramandato è infatti quello di sperimentare ciascuna delle tecniche proposte, finché non si trova quella più adatta a noi.

Imbattersi nel Vijñanabhairava-tantra è pura poesia: non è possibile aggiungere altro, le altre tecniche e metodi presenti nella tradizione Yoga sono solo modificazioni di queste 112.

Devi è l’energia  femminile che chiede  e la risposta di Siva, il principio maschile, non è né intellettuale né filosofica. Si occupa del come, del metodo. Non si occupa di conoscere cosa sia la verità ma di come viverla, qui e ora. Non viene richiesto di osservare delle regole né viene chiesto un cambiamento di qualsivoglia natura. Questo è rivoluzionario e ancor più sorprendente è che,  fin dai primi versi, viene indicato di essere ricettivi, aperti all’esperienza diretta altrimenti non si raggiungerà quello che si sta cercando.

Il discepolo ha da trovarsi in uno stato di ricettività femminile. Essere nell’energia femminile significa accoglienza, abbandono, fiducia, amore, apertura, ma non solo. La ricettività di cui parla il  Vijñanabhairava-tantra è uterina: nel momento in cui  il discepolo riceve la trasmissione deve permettere all’insegnamento di crescere e diventare parte di sé.

In ogni essere c’è sia energia maschile che femminile: Devi non è solo una consorte, ma è l’altra metà di Śiva. Così, non c’è nessuna dualità Maestro/Discepolo, e a meno che il discepolo non diventi l’altra metà del maestro, è impossibile la trasmissione degli insegnamenti e questo perché si parla con il linguaggio dell’amore, non con la logica.

Così, se non ci si pone in maniera ricettiva, aperta, abbandonata, femminile non ci può essere nessuna realizzazione nella nostra pratica.

 

Lorena Trabucco Yoko

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