IN SILENZIO PER SFATARE IL PIÙ GRANDE TABÙ

In questo periodo di inattività e calma una delle cose più apprezzabile è il silenzio. Arriva sera con lentezza e in silenzio. Per chi medita è particolarmente apprezzabile il silenzio esteriore perché è una porta di accesso al silenzio interiore. La maggioranza delle persone credono o hanno vissuto l’esperienza del silenzio come un’assenza di suoni o rumori. Il Silenzio della Meditazione è un fenomeno completamente diverso che non ha a che fare con l’assenza di suoni. 

Alan Watts nel suo libro “Il Libro” scrive che con l’andirivieni delle nostre attività e impegni quotidiani teniamo in vita un vero e proprio tabù. Forse il più importante di quest’epoca: si tratta del “tabù che ci vieta la conoscenza di ciò che veramente siamo”. 

Ogni tecnica di meditazione, che si possa definire seriamente tale, porta al Silenzio interiore. A volte c’è l’idea che la meditazione sia un’attività molto impegnativa e seria, quasi fosse una “penitenza”, e questo viene da un retaggio religioso. Oppure potrebbe rappresentare per qualcuno un’esperienza difficilissima, ma non lo è. Le complicazioni e le difficoltà sono una caratteristica della mente ambiziosa. Quando si vive troppo nelle illusioni della mente si trovano apparenti e insormontabili ostacoli alla meditazione.

Il Silenzio interiore è un piacevole lusso, è un’esperienza “raffinata” e di inestimabile valore. Si tratta di una musica mai udita, di un profumo che ti fa espandere, di una luce che solo gli occhi interiori possono vedere. Non è una fantasia, è reale, di una realtà sempre presente che ciascuno può vivere con naturalezza. Quando chiedi ad un bambino piccolo molto impegnato nel gioco: “Cosa stai facendo?” probabilmente ti risponderà: “Niente!”. 

Meditare è infatti questo “fare niente”, è essere impegnati in un gioco straordinario dove l’assenza di sforzo e di scopo è la base. Per questo c’è bisogno di rilassarsi dentro di sé per raggiungere gli stati più profondi della meditazione, laddove il Silenzio accade. 

Per imparare a meditare, soprattutto all’inizio, è meglio essere accompagnati da una guida esperta ed essere costanti nella pratica. Quando si inizia vicino a qualcuno che sa stare In Silenzio è davvero molto, molto più facile, poi si può proseguire da soli. 

È necessario imparare come fare a lasciare la parte superficiale della mente dove ci sono pensieri, distrazioni, suoni, rumori e indirizzarsi dentro di sé. Per questo si utilizzano le “tecniche di meditazione”, ce ne sono moltissime, e sono dei trucchi, degli stratagemmi. Ciò potrebbe avvenire anche senza, ma in genere accade come conseguenza della pratica. 

Se si va in profondità dentro di sé il Silenzio lo si può “udire”, è un’immensità, è pace e rilassamento. Quando ci si immerge la superficie della mente si calma e si rilassa e quando si riemerge il superfluo si è dissolto e resta l’essenziale, ciò che è davvero importante.

In pratica non esiste nessuna trasformazione interiore ma piuttosto un fare spazio, un consentire, un permettere, un lasciar emergere. È richiesta piuttosto un’assenza di sforzo, è richiesta una sincera disponibilità d’animo e anche questi, non sono “comportamenti” ma prerogative frutto della fiducia e del rilassamento.

Meditare consente di non lasciarsi sempre distrarre all’esterno e permette di disfarsi da ogni condizionamento che allontana da sé stessi, realizzando la prima e ultima libertà: la libertà dai propri pensieri.
Si tratta di Mindfulness, un metodo antico.

A cura di Lorena Trabucco Yoko

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