Segreti yogici per un sonno ristoratore

Al mondo esistono tanti fortunati che appena mettono la guancia sul cuscino si addormentano beatamente; le coperte sono per loro un dolce abbraccio e la notte passa senza che se ne accorgano. 
Esistono altre persone che, invece, quando mettono la guancia sul cuscino e chiudono gli occhi sono afflitti da mille pensieri insistenti che producono un ronzio peggiore di quello di una zanzara e che bloccano il sonno. A parte chi soffre cronicamente d’insonnia, la maggioranza, delle persone alterna notti di sonno profondo a notti in cui fatica ad addormentarsi, oppure si sveglia nel cuore della notte con pensieri fitti e continui.

DOLCE DORMIRE
Patañjali menziona svapna avasthā, il sonno, come uno dei supporti con cui la mente può raggiungere la quiete: quando lo yogin si sveglia la sua mente è chiara. 
Gli effetti positivi del buon sonno sulla salute sono ampiamente conosciuti, ma non sempre se ne riconosce l’importanza anche dal punto di vista spirituale.
Segreti yogici Il sonno è il luogo dove avviene il sogno, quel ponte che mette in comunicazione “il mondo degli uomini a quello degli dei” o, come diremmo oggi, il conscio con l’inconscio. Svapna è lo stato in cui si concretizzano i sogni, è un momento in cui la coscienza rielabora i contenuti dell’esperienza di vita e tanto altro.
Senza entrare troppo nei dettagli, è necessario tener sempre conto che, per yogin e yogini, il sonno si rivela come un’ulteriore straordinaria opportunità di conoscenza e contatto con il proprio Sé.

Come possiamo garantirci che l’esperienza del sonno sia ristoratrice in modo da risvegliarsi la mattina con la mente limpida e il corpo pieno di energia vitale?
Per lasciar andare i pensieri negativi, prima di andare a dormire, possiamo seguire semplici consigli.
1 – Non preoccupatevi, addormentarsi è naturale.
Anziché angustiarvi, analizzate ciò che accade: aprite gli occhi e osservate l’eccesso di pensieri che attraversa la mente assecondando volontariamente il grande traffico che si sviluppa. Paragonatelo a una tangenziale nelle ore di punta. Se partite dal principio
che il sonno è un fenomeno spontaneo e naturale, assecondare il turbinio dei pensieri può diventare addirittura divertente e soprattutto stancante.
2 – Sostate su un pensiero.
Seguendo la metafora del traffico, immaginate una sosta, un semaforo, un ingorgo. 

In modo analogo, intenzionalmente, soffermatevi su un pensiero scelto tra i tanti che vi affollano la mente. Una volta scelto, concentratevi su questo nella totalità per trarne ogni possibile insegnamento.
Da dove viene? Perché ci angustia? Come siamo arrivati a formulare questo pensiero assillante? Occorre porsi le domande giuste fino a esaurire ogni possibilità associata a questo pensiero… il sonno arriverà. Potreste sperimentare, addirittura, che le risposte a queste domande sono molto rasserenanti e divertenti.
Ricapitolando: se siete angosciati da pensieri costanti che vi impediscono di dormire, RIAPRITE GLI OCCHI, concentratevi intensamente sui contenuti, fermatevi su un pensiero per estrapolarne ogni dettaglio, chiudete gli occhi e addormentatevi.

IL PUNTO DI CONGIUNZIONE
A chi, invece, non ha problemi con il sonno, suggeriamo una pratica meravigliosa tratta dal Vigyana Bhairava Tantra:
«Sulla soglia del sonno, allorché il sonno non è ancora giunto e la veglia esteriore è svanita, in questo punto si rivela l’Essere».
Esistono dei momenti esistenziali nei quali si è più vicini al centro interiore, all’essere. Sono momenti di vita in cui si passa attraverso un punto neutrale, un punto zero a cavallo tra due realtà.
L’attimo in cui dal sonno si passa alla veglia, e dalla veglia al sonno, è uno di questi. Nel passaggio esiste un intervallo attraverso il quale si possono vivere bagliori di consapevolezza di straordinaria intensità. In questi magici momenti di passaggio, per una frazione di tempo, si esce da ogni automatismo. 
Se si riesce a rimanere pienamente presenti, se si riesce a ricordarsi di sé, si avrà la chiara esperienza dell’essere reale.
Come riuscirci? Quando si va a dormire, si chiudono gli occhi e si spengono tutte le luci. Poi si
aspetta… il sonno sta arrivando e si aspetta, semplicemente presenti, senza fare nulla. Il corpo si sta rilassando, diventa pesante e… si rimane presenti. La coscienza dello
stato di veglia sta svanendo. Il momento di passaggio è breve e sottile, potrebbe sfuggire facilmente. Bisogna provare e riprovare. 
È una bellissima tecnica che richiede un intento ripetuto almeno per qualche mese, quindi, senza nessuna fretta. Questi momenti, chiamate “soglie”, accadono ogni giorno, ma l’incontro
consapevole con quell’intervallo, quella soglia, è un evento di straordinario valore che si può assaporare procedendo con intenzionalità e ricettività.
A qualcuno accade più facilmente nel passaggio del risveglio, come un lampo di consapevolezza aperta, dove si diventa coscienti di non essere né svegli né addormentati.
In entrambi i casi è un’esperienza preziosa che va ricercata con costanza per assaporarne i benefici.

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